Federico Butera e le Tre leggi dell’organizzazione

C’è una dimensione dell’organizzazione che non si lascia afferrare dalle pagine di un libro o dalle formule di un diagramma. Federico Butera, con la sua straordinaria capacità di connettere teoria e pratica, sapeva coglierla con uno sguardo e tradurla in parole che, come semi, si diffondevano tra studiosi, manager e organizzazioni. In questa riflessione, personale e accademica, voglio rendere omaggio a un maestro, un collega e un amico, rivelando un aspetto poco conosciuto del suo pensiero: le Tre Leggi dell’Organizzazione.

Non troverete traccia scritta di queste leggi nelle sue pubblicazioni. Esse mi sono state trasmesse oralmente da Federico stesso, in uno di quei rari momenti in cui il sapere si fa rito e la conoscenza si affida alla memoria vivente di una comunità. Come la tradizione di una confraternita, le Tre Leggi dell’Organizzazione rimarranno un patrimonio orale, custodito da chi ha avuto il privilegio di ascoltarle e pronto a essere trasmesso solo a chi saprà cercarle con curiosità e anche direi, umorismo.

Federico Butera è stato un pioniere nello studio dell’organizzazione del lavoro, con una visione sistemica che ha anticipato e interpretato i cambiamenti imposti dalla rivoluzione digitale e dalla globalizzazione. Direttore della storica rivista Studi Organizzativi, ha promosso un dialogo costante tra accademia e pratica, costruendo ponti tra teorie innovative e sfide manageriali concrete.

La sua analisi delle organizzazioni come sistemi socio-tecnici ha aperto nuove strade di ricerca, e da sempre è stato socio onorario della nostra associazione ASSIOA, un riconoscimento al suo impegno nella diffusione della conoscenza organizzativa.

Le Tre Leggi dell’Organizzazione, di cui Federico mi parlò un pomeriggio, non sono regole, non sono ricette rigide, ma principi di fondo utili a comprendere, non senza una certa indulgenza e ironia, i comportamenti prevalenti delle persone nelle organizzazioni complesse. La loro forza risiede nella capacità di leggere le dinamiche organizzative non solo razionalità analitica, ma anche con empatia e acume.

Non le rivelerò qui. Non perché siano segreti inaccessibili, ma perché la loro comprensione richiede che siano comunicate nell’ambito di una relazione, durante una conversazione e con specifico riferimento a un contesto organizzativo vivo, reale e immanente. Federico non le ha mai scritte, forse consapevole che certe verità organizzative non sono ugualmente incisive se rinviate alla fissità della parola scritta.

Chi vorrà conoscerle, dovrà cercarle nella comunità degli studiosi di organizzazione, in quel passaparola intellettuale che mantiene viva la memoria di un sapere che non appartiene a nessuno e, proprio per questo, è patrimonio di tutti.

Federico Butera ci ha insegnato che l’organizzazione è un fenomeno complesso, vivo e profondamente umano. Le sue idee, i suoi scritti e le sue leggi invisibili continueranno a ispirare chi, come lui, crede che comprendere un’organizzazione significhi ascoltare le voci che la abitano, le storie che la attraversano e i valori che la orientano.

Le Tre Leggi dell’Organizzazione resteranno nel solco di questa tradizione orale. E ogni volta che verranno trasmesse, sarà come risentire la voce di Federico, sempre viva e presente nella comunità di chi non smette mai di interrogarsi su come organizzare il lavoro per il bene comune.

Caro Federico, la tua curiosità e il tuo impegno continueranno ad accompagnarci nelle nostre ricerche e nelle nostre vite. Con la eleganza e la profondità che ti hanno sempre contraddistinto, hai lasciato un segno indelebile, non solo nelle teorie e nelle pratiche, ma nei cuori di chi ha avuto la fortuna di conoscerti. Buon viaggio, Maestro.

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Università della Campania Luigi Vanvitelli

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