Introduction to Special Issue
Tra vincoli e visione: la rivoluzione silenziosa nella Pubblica Amministrazione
Le organizzazioni pubbliche vivono immerse in una tensione costante tra continuità e trasformazione (Rahman, 2023; Zolak Poljašević et al., 2025). Da un lato, norme, procedure e assetti istituzionali garantiscono stabilità, legittimità e controllo; dall’altro, le sfide contemporanee impongono capacità di adattamento, innovazione e visione strategica (Borins, 2001; DeVries et al., 2016; Canonico et al., 2025).
In questa prospettiva, il cambiamento organizzativo nella Pubblica Amministrazione può essere interpretato come un fenomeno processuale, emergente e socialmente costruito, che prende forma attraverso l’interazione continua tra attori, pratiche e contesti istituzionali. Gli studi organizzativi hanno progressivamente superato una visione del cambiamento inteso come evento episodico o esclusivamente guidato da riforme top-down, evidenziando invece come le trasformazioni si sviluppino attraverso dinamiche incrementaliste e processi di sensemaking diffuso (Weick, 1995; Orlikowski, 1996; Chia e Tsoukas, 2003). In tale quadro teorico, anche le organizzazioni pubbliche possono essere lette come sistemi adattivi complessi, nei quali innovazione e continuità coesistono all’interno di un equilibrio costantemente negoziato. Il cambiamento, dunque, non coincide soltanto con l’introduzione di nuove norme, tecnologie o assetti formali, ma con la capacità degli attori organizzativi di reinterpretare routine, costruire relazioni collaborative e generare nuove forme di azione collettiva orientate alla creazione di valore pubblico. Tale prospettiva si colloca nelle interpretazioni processuali del cambiamento organizzativo, secondo cui le trasformazioni istituzionali emergono dall’agire quotidiano e dalla continua negoziazione di significati, ruoli e pratiche operative. Le trasformazioni della Pubblica Amministrazione possono così essere lette attraverso una prospettiva processuale e socio-tecnica del cambiamento, nella quale innovazione tecnologica, pratiche organizzative, relazioni sociali e dimensioni culturali co-evolvono continuamente, producendo forme di adattamento spesso incrementali ma profondamente trasformative (Orlikowski, 2000; Loia & Adinolfi, 2021; Shini et al., 2024).
Questo Special Issue di Prospettive in Organizzazione nasce proprio dall’esigenza di indagare tale tensione, esplorando le forme attraverso cui la Pubblica Amministrazione riesce a trasformarsi anche quando le condizioni sembrano ostacolarne il cambiamento. In linea con le più recenti riflessioni sugli studi organizzativi riguardanti il cambiamento, il numero raccoglie contributi che osservano la trasformazione pubblica non soltanto nei grandi programmi di riforma, ma soprattutto nei processi quotidiani, nelle pratiche marginali, nelle reti relazionali e nelle micro-dinamiche che silenziosamente ridefiniscono il lavoro pubblico.
La call for papers che ha dato origine a questo numero si colloca all’interno di una riflessione sulla Pubblica Amministrazione contemporanea attraversata da una tensione costitutiva: la spinta all’innovazione che si confronta con contesti caratterizzati da vincoli normativi stringenti, risorse limitate e assetti organizzativi spesso rigidamente strutturati. Proprio in queste condizioni, tuttavia, si sviluppano forme di cambiamento capaci di generare apprendimento, adattamento e innovazione organizzativa, mostrando come i vincoli possano trasformarsi in occasioni di evoluzione e crescita istituzionale. Le trasformazioni più profonde non sempre coincidono con le riforme più visibili; al contrario, esse si sviluppano in una logica bottom-up, nei cambiamenti incrementali delle routine organizzative, nelle leadership informali, nelle pratiche collaborative e nelle capacità diffuse di costruire senso e visione condivisa. In tale direzione, la letteratura sulle routine organizzative ha mostrato come le pratiche ricorrenti non debbano essere intese esclusivamente come meccanismi di stabilizzazione o riproduzione dell’ordine esistente, ma anche come dispositivi generativi attraverso cui gli attori, reinterpretando e riadattando l’azione quotidiana, producono variazione, apprendimento e cambiamento incrementale (Feldman & Pentland, 2003).
Questo numero, dunque, si inserisce nel dibattito che interpreta il cambiamento organizzativo non come semplice esecuzione di prescrizioni istituzionali, bensì come processo relazionale, emergente e continuamente negoziato. Le organizzazioni pubbliche appaiono così come spazi attraversati da tensioni, ad un tempo, creative e di conservazione, dove il cambiamento si manifesta attraverso forme spesso non evidenti ma profondamente trasformative. In tale prospettiva, il tema della “rivoluzione silenziosa” diventa una chiave interpretativa privilegiata per comprendere come le amministrazioni pubbliche possano sviluppare nuove competenze organizzative non necessariamente attivate da riforme istituzionali o dall’innovazioni tecnologica. D’altra parte, l’efficacia stessa del cambiamento organizzativo nelle PA innescato da una tecnologia disruptive o da una riforma legislativa, come ampiamente consolidato in letteratura (Pezzillo Iacono et al., 2017; Eriksson, 2004; Orlikowski, 1996), dipende, oltre che dalle caratteristiche intrinseche della nuova ICT e/o dell’intervento regolatorio, anche dalla capacità di sviluppare un bundle coerente e integrato di interventi di riprogettazione di un sistema olistico di azioni di natura sia hard sia soft a più livelli organizzativi (micro e macro), nonché, ovviamente, dalla strategia e dall’approccio scelto e/o negoziato per l’implementazione del cambiamento, dal livello di competenze comportamentali e dall’engagement delle persone coinvolte, dalle loro reazioni al cambiamento, dal contributo (e dal livello di cooperazione) allo sviluppo del progetto. Haug et al, (2023), in particolare, rilevano come la trasformazione della Pubblica Amministrazione non possa essere ricondotta alla mera adozione di tecnologie digitali, ma debba essere compresa come un processo organizzativo multilivello, nel quale cambiamenti incrementali nelle routine, nei processi e nelle competenze possono produrre, cumulativamente, effetti trasformativi più ampi e profondi.
Il concetto di “rivoluzione silenziosa” consente infatti di superare una lettura esclusivamente normativa, tecnologica o top-down dell’innovazione pubblica, ponendo al centro la capacità degli attori organizzativi di produrre adattamento, apprendimento e valore pubblico entro condizioni di vincolo, ambiguità e scarsità di risorse.
I contributi raccolti possono così essere letti come parti di un unico framework concettuale, nella quale reti informali, leadership diffuse, pratiche collaborative, capability adattive e dispositivi digitali non rappresentano elementi isolati, ma dimensioni interdipendenti di una trasformazione organizzativa incrementale, relazionale e profondamente generativa.
In particolare, i contributi raccolti nel numero affrontano, da prospettive differenti ma complementari, alcune questioni cruciali: come si attiva il cambiamento in contesti ad alta rigidità istituzionale? Quale ruolo assumono le reti informali, le pratiche collaborative e le leadership diffuse nei processi trasformativi? In che modo le organizzazioni pubbliche riescono a innovare anche in condizioni di scarsità di risorse? E ancora, quali modelli teorici e metodologici consentono di cogliere le dimensioni meno visibili, ma più profonde, della trasformazione organizzativa?
Accogliendo tale prospettiva, il numero ospita studi che esplorano il rapporto tra innovazione, pratiche organizzative e costruzione di valore pubblico, interrogandosi sul ruolo delle relazioni, delle capacità adattive e delle micro-pratiche nei processi di cambiamento della PA. Il primo contributo, firmato da Paolo Canonico, Vincenza Esposito, Vincenzo Di Napoli, Luigia Cuozzo e Claudia Galasso, analizza il ruolo delle reti informali nella Pubblica Amministrazione italiana attraverso il caso della Ragioneria Territoriale dello Stato di Napoli. Gli autori mostrano come le dinamiche relazionali interne rappresentino infrastrutture invisibili ma decisive per sostenere i processi organizzativi e affrontare i cambiamenti quotidiani, evidenziando il valore strategico delle connessioni informali nei contesti pubblici. Nel secondo articolo, Sabrina Coppola esplora il ruolo dei Living Labs come strumenti di innovazione collaborativa nella Pubblica Amministrazione. Attraverso tali modelli partecipativi, la PA può non solo sviluppare soluzioni innovative per i territori, ma anche ridefinire le proprie modalità operative, superando logiche decisionali verticali e favorendo approcci maggiormente inclusivi e bottom-up. Roberta Romano, Simona Mormile, Gabriella Piscopo e Paola Adinolfi dedicano il terzo contributo all’introduzione di sistemi di Human Resource Management basati sull’intelligenza artificiale nel settore sanitario italiano. Il lavoro indaga come tali strumenti incidano sul benessere organizzativo percepito dai dipendenti e sulle micro-dinamiche interne delle organizzazioni pubbliche, mostrando come l’innovazione digitale non rappresenti soltanto un cambiamento tecnologico, ma anche culturale e relazionale. Il quarto articolo, a cura di Francesca Di Virgilio e Antonia Puccio, propone una riflessione sistematica sul tema dell’innovazione silenziosa nella Pubblica Amministrazione. Attraverso una systematic literature review sviluppata su 117 contributi scientifici, le autrici mostrano come le pratiche quotidiane, le configurazioni diffuse della leadership e le capability adattive assumano un ruolo cruciale nel promuovere processi di trasformazione organizzativa stabili e persistenti, i quali, pur manifestandosi spesso in forme meno evidenti e formalizzate, risultano capaci di incidere in profondità sulle dinamiche evolutive delle organizzazioni pubbliche.
Segue il contributo di Lucio Todisco, Andrea Tomo e Maria Luigia Mazzone, dedicato alla gestione della ricerca e dell’innovazione nel sistema sanitario pubblico italiano. Gli autori affrontano il complesso intreccio tra vincoli amministrativi e tentativi di implementazione di nuove pratiche manageriali, proponendo modelli organizzativi capaci di rispondere alle sfide contemporanee della ricerca sanitaria attraverso un dialogo costante tra dimensione teorica e applicativa.
Simone Gabbriellini, Maria Laura Frigotto, Alice Tomaselli, Luca Comper e Alessia Zanon approfondiscono invece il tema della generazione dell’innovazione nella Pubblica Amministrazione a partire dal concetto di Novelty, inteso come capacità diffusa di produrre cambiamento. Attraverso una ricerca-intervento (Butera, 1980), gli autori elaborano un modello fondato su dispositivi relazionali e assetti organizzativi leggeri, capaci di favorire apprendimento continuo, adattamento e innovazione emergente.
Elisa Benazzi, Piervito Bianchi, Ginevra Gravili, Marcello Martinez e Daniela Pagnini analizzano il ruolo della leadership trasformativa e della gentilezza come leve strategiche per il cambiamento nella Pubblica Amministrazione. Attraverso un approccio qualitativo esplorativo, gli autori mostrano come la capacità di visione, la coerenza valoriale e la qualità delle relazioni possano attivare processi trasformativi anche in assenza di risorse aggiuntive, facendo della gentilezza una vera e propria infrastruttura immateriale della creazione di valore pubblico.
Infine, il numero si chiude con il contributo di Fabio Forzini che approfondisce il tema del lavoro agile nella Pubblica Amministrazione, interpretandolo come un indicatore della maturità organizzativa e della qualità della leadership. Attraverso una riflessione teorica supportata da un caso narrativo e da un’ampia rassegna della letteratura, l’autore propone una lettura delle fragilità culturali e organizzative che ostacolano l’effettiva diffusione del lavoro agile, distinguendo tra amministrazioni che lo utilizzano come leva di innovazione e quelle che lo subiscono come mero adempimento, e mettendo in evidenza il ruolo decisivo della fiducia, della digitalizzazione e dell’orientamento ai risultati nel sostenere il cambiamento organizzativo.
Nel loro insieme, i contributi raccolti evidenziano come il cambiamento nella Pubblica Amministrazione non possa essere interpretato esclusivamente attraverso le categorie della regolazione istituzionale e dell’innovazione tecnologica. Accanto ai processi di trasformazione più “visibili” emerge infatti una dimensione meno appariscente ma decisiva, fatta di relazioni, pratiche quotidiane, apprendimenti diffusi e capacità adattive. È in questa dimensione micro-organizzativa, spesso poco codificata ma profondamente generativa, che si costruiscono le condizioni effettive per tradurre le riforme, le tecnologie e gli indirizzi istituzionali in cambiamento organizzativo concreto. La rivoluzione silenziosa evocata in questo numero si manifesta proprio nella possibilità di costruire innovazione entro i vincoli, trasformando limiti e rigidità in occasioni di apprendimento organizzativo e in processi incrementali di produzione, riconfigurazione e consolidamento del valore pubblico. Questo Special Issue, dunque, intende offrire non soltanto una raccolta di analisi sul tema dell’innovazione nella Pubblica Amministrazione, ma soprattutto un invito a riconoscere e valorizzare quelle forme di cambiamento che agiscono nelle pieghe dell’ordinario, nei margini delle strutture formali e nelle relazioni quotidiane che accompagnano e sostengono il funzionamento delle organizzazioni pubbliche.
Tali forme di cambiamento, pur non sempre immediatamente visibili nei dispositivi formali di programmazione e controllo, rappresentano una leva cruciale per comprendere la capacità delle amministrazioni di apprendere, adattarsi e generare risposte più coerenti con la complessità dei bisogni collettivi. In questa prospettiva, l’innovazione pubblica non appare soltanto come esito di riforme, investimenti tecnologici o disegni istituzionali, ma come processo organizzativo situato, distribuito e relazionale, che prende forma attraverso l’azione competente degli attori, la qualità delle interazioni e la capacità di trasformare l’esperienza quotidiana in conoscenza organizzativa.
Bibliografia
Borins, S. (2001). Encouraging innovation in the public sector. Journal of Intellectual Capital, 2(3), 310–319. https://doi.org/10.1108/14691930110400128
Butera, F. (1980), La ricerca intervento, in Bontadini P., Gasparini G. (Eds.), Teoria della organizzazione e realtà italiana: problemi e contributi: 47-77, Milano, Franco Angeli.
Canonico, P., De Nito, E., Esposito, V., Martinez, M., & Pezzillo Iacono, M. (2025). Knowledge transfer and brokering in a public sector digital transformation project. Knowledge Management Research & Practice, 1-16. https://doi.org/10.1080/14778238.2025.2525219
Chia, R., & Tsoukas, H. (2003). Everything flows and nothing abides: Towards a “rhizomic” model of organizational change, transformation and action. Process Studies, 32(2), 196-224.
De Vries, H. A., Bekkers, V. J. J. M., & Tummers, L. G. (2016). Innovation in the public sector: A systematic review and future research agenda. Public Administration, 94(1), 146–166. https://doi.org/10.1111/padm.12209.
Eriksson, C.B. (2004), The effects of change programs on employees’ emotions. Personnel Review, 33(1): pp. 110-126.
Feldman, M. S., & Pentland, B. T. (2003). Reconceptualizing Organizational Routines as a Source of Flexibility and Change. Administrative Science Quarterly, 48(1), 94–118.
Haug, N., Dan, S., & Mergel, I. (2023). Digitally-induced change in the public sector: A systematic review and research agenda. Public Management Review. https://doi.org/10.1080/14719037.2023.2234917.
Loia, F., & Adinolfi, P. (2021). Teleworking as an eco-innovation for sustainable development: Assessing collective perceptions during COVID-19. Sustainability, 13(9), 4823.
Orlikowski, W. J. (2000). Using technology and constituting structures: A practice lens for studying technology in organizations. Organization science, 11(4), 404-428.
Orlikowski, W.J. (1996), Improvising organizational transformation over time: A situated change perspective. Information systems research, 7(1): pp. 63 92.
Pezzillo Iacono, M., De Nito, E., Martinez, M., Mercurio, R. (2017), Exploring the Hidden Aspect of Organizational Change: the Constellation of Controls at a FCA Plant. Studi Organizzativi, vol. 2.
Shini, M., Gravili, G., Nisio, A., & Loia, F. (2024). Organizational change and digital transformation in the judicial system: new challenges and perspectives from an Italian case study. Azienda Pubblica, (3). https://doi.org/10.30448/AP.2024.3.04.
Rahman, S. (2023). Slipstreaming for public sector reform: How enterprising public sector leaders navigate institutional inertia. Journal of Public Administration Research and Theory, 33(1), 4–19. https://doi.org/10.1093/jopart/muac022.
Zolak Poljašević, B., Gričnik, A. M., & Šarotar Žižek, S. (2025). Human resource management in public administration: The ongoing tension between reform requirements and resistance to change. Administrative Sciences, 15(3), 94.
Weick, K. E., & Weick, K. E. (1995). Sensemaking in organizations (Vol. 3, No. 10.1002). Thousand Oaks, CA: Sage publications.
Journal articles
L’implementazione delle “reti informali” nei servizi erogati dalla Ragioneria Territoriale dello Stato di Napoli
Paolo Canonico, Vincenza Esposito, Vincenzo di Napoli, Luigia Cuozzo, Claudia Galasso
Modelli di “governance collaborativa”: i “Living Labs” come esempio per l’innovazione della Pubblica Amministrazione
Simona Coppola
Digitalizzazione e benessere organizzativo: evidenze empiriche sull’adozione di sistemi HRM basati sull’IA nel settore sanitario
Roberta Romano, Simona Mormile, Gabriella Piscopo, Paola Adinolfi
La trasformazione digitale come cambiamento organizzativo silenzioso nella Pubblica Amministrazione: una Systematic Literature Review
Francesca di Virgilio, Antonia Puccio
La gestione dei processi di ricerca e innovazione in ambito sanitario: tra vincoli della PA e nuove pratiche manageriali
Lucio Todisco, Andrea Tomo, Maria Luigia Mazzone
Generare innovazione nella PA: la Novelty come capacità organizzativa diffusa
Simone Gabriellini, Maria Laura Frigotto, Alice Tomaselli, Luca Comper, Alessia Zanon
Innovare con la gentilezza: la rivoluzione silenziosa nella pubblica amministrazione
Elisa Benazzi, Piervito Bianchi, Ginevra Gravili, Marcello Martinez, Daniela Pagnini
Tra presenza e autonomia: le fragilità invisibili del lavoro agile nella PA
Fabio Forzini

